Il grande cuore del popolo dei gazebo

PUBBLICATO su LaPadania - 28/10/1997

L’altro ieri i popoli della Padania hanno eletto il loro Parlamento ed hanno consegnato alla storia la data di Domenica 26 Ottobre . In altre parti del nostro  giornale si parla  dei risultati delle elezioni, del numero dei votanti, di chi ha vinto e di chi é deluso, delle cose che dovrà fare il Parlamento della Padania , della giornata inaugurale nel castello di  Chignolo Po, di secessione , di federalismo e di confederazione italiana.

Io voglio parlare di un altro argomento , che mi pare altrettanto, o forse  anche  più importante  di tutti quelli che ho elencato . Voglio dedicare questo primo “fondo” del dopo elezioni a quei settantamila cittadini che Domenica mattina si sono svegliati presto  e hanno passato tutta la giornata dentro ai loro bianchi Gazebo della libertà.

Sono madri di famiglia, pensionati, professionisti, studenti, operai, dirigenti, commercianti, impiegati , infermieri , imprenditori . Ricchi e poveri , di destra, di centro e  di sinistra. Molti di loro la notte prima hanno faticato  ad addormentarsi. Erano emozionati. Lo so, perché  me lo hanno confessato in molti , e  perché in realtà  non sono riuscito ad addormentarmi nemmeno io : siamo stati in tanti a spostare  dischi , lavorare, leggere e sistemare libri fino al mattino.

Domenica mattina  hanno caricato i tubi dei Gazebo e le gambe dei tavolini sulle loro auto. Poi sono andati nelle loro piazze , li hanno montati, e sono rimasti li a prendere il freddo , a consegnare  schede, a controllare i documenti  e a spiegare il significato di queste elezioni fino alle nove di sera.

Domenica 26 Ottobre ai Gazebo  della libertà di cose ne sono successe tante.

La famiglia numerosa. Il record é di una famiglia di Avellino: si sono presentati in 12. A dir il vero i meridionali che hanno votato sono stati veramente molto numerosi. Ed orgogliosi. Hanno votato e si sono fermati  a parlare dei problemi e delle tante cose che non funzionano a casa loro.

I giovani.A un Gazebo sono arrivati tre ragazzi di quindici anni, sui loro motorini. Volevano votare, ma non c’é stato niente da fare. Non vi preoccupate, gli hanno detto : potrete votare per il referendum dell’anno venturo. Se ne sono andati contenti perché presto potranno costruire anche loro, con i loro voti, la nostra Repubblica Federale Padana.

Gli straordinari. I telegiornali della sera hanno trasmesso un Fini più bauscia ed antipatico del solito , che ha detto che queste elezioni sono una buffonata. I risultati sono stati strepitosi : i gazebo hanno dovuto fare gli straordinari perché alle otto e mezza di sera  si sono formate code di gente che voleva votare in extremis, grazie al capo di AN.

Come a Natale. Domenica sera era meraviglioso girare  per le  città della Padania . I Gazebi erano illuminati . Sembrava di essere dentro a un presepio. Non nasceva Gesù, ma nasceva la libertà dei nostri popoli. Invece della stella cometa c’erano le nostre bandiere , e i Re magi non erano solamente tre : col buio infatti é aumentata l’affluenza, perché nell’Italia “una unita indivisibile e democratica “ la gente ha ancora paura a votare e a dire come la pensa. E così in molti hanno aspettato il buio per andare a votare .

Il Ministro Napolitano. Dall’aeroporto di Venezia Napolitano ha detto che queste non sono elezioni democratiche. E’ vero : da un Gazebo hanno telefonato a radio Padania libera per raccontare di una signora che ha detto,  testualmente, che voleva votare, ma non poteva, perché sperava di essere assunta in un Comune. In un paese democratico gli enti pubblici non assumono i loro dipendenti valutando i loro voti e le loro preferenze politiche. Ma l’Italia del Ministro Napolitano non é un paese democratico.

Il cane Lothar. A Milano, nel Gazebo di piazza Amati, vicino a via Novara, nel pomeriggio arriva  un gigantesco  rotweiller. Si  é perso. Rischia di finire sotto un auto. Giovanni (un dentista) e Riccardo (uno studente) sono i responsabili del Gazebo. Lo tengono con loro,  e tra un voto e l’altro  cercano il padrone, telefonando con i cellulari ai carabinieri, alla protezione degli animali e al canile municipale. Ma a Milano i cani non si possono perdere di Domenica : rispondono solo le segreterie telefoniche. Per fortuna poi sulla medaglietta hanno trovato il numero di telefono dei padroni di Lothar, che alle nove di sera finalmente ha leccato le guance bagnate di lacrime di un bambino, il  figlio del suo padrone. Ai Gazebo della libertà succede proprio di tutto.

Domenica scorsa in Padania  c’era il sole , l’aria era pulita, ma faceva anche un freddo boia. In molti  hanno chiesto aiuto a parenti  ed amici e si sono fatti portare le giacche a vento. E poi un panino , delle patatine e della cioccolata per mangiare. Alla sera hanno acceso le loro pile e le loro lampade del  campeggio , e alle nove  hanno smontato e imballato  i Gazebo : serviranno per il referendum dell’anno venturo.

Questa gente non ha preso una lira , nessuno gli ha detto grazie, e per quello che hanno fatto non avranno mai nessun vantaggio concreto diretto . Hanno preso del gran freddo. Ci hanno rimesso dei soldi. Sono  stati insultati, presi in giro e provocati da “patrioti” che vogliono imporre l’unità d’Italia.  A Cinisello da un’auto hanno buttato uova contro un Gazebo. Gli é andata bene: a Milano , a San Siro hanno buttato dei sassi ,  vicino a Corso Buenos Aires dei bulloni, e in viale Abruzzi da una macchina hanno sparato proiettili di gomma. Alcuni autonomi hanno rovesciato Gazebi a Bologna e a Cremona. Nel Vicentino, a Lerino, il responsabile di un Gazebo é stato preso a botte e lo hanno dovuto portare all’ospedale di Vicenza. Sono state bruciate delle bandiere e sono volati insulti per tutta la giornata.

Non é stata raccolta nessuna provocazione. Domenica sera il popolo dei Gazebo era stanco morto, aveva fame e freddo. Era felice . “Come é possibile”,  mi chiedono le radio, le televisioni e i giornalisti stranieri. “Chi glielo fa fare” , mi chiedono i romani preoccupati e quei  padani che non hanno ancora capito cosa sta succedendo a casa loro.

Come faccio a spiegarlo. I numeri li spieghi. E’ facile, perché due più due fa sempre quattro. Ma il cuore del popolo dei Gazebo come fai a spiegarlo ? Certe cose non si spiegano : si sentono dentro . Puoi provare a spiegarlo  solo ricordando che siamo un popolo . Che abbiamo un profondo “comune sentire”. Che siamo forti e che siamo maturi. Che non odiamo nessuno.  E soprattutto che amiamo la nostra terra , la nostra cultura, la nostra onestà e la nostra  Padania .

 

Giancarlo Pagliarini